Napoli, la Selva Oscura ed il girone dantesco della Via Emilia
Anno III, numero 22
Direttore Responsabile: Guido Baldari
Editore SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli
Proprietario SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli

La Settimana Azzurra
di Bruno Marra
Romeo, perché sei tu Romeo! Verrebbe di cominciarla come Shakespeare la tregenda del San Paolo. Alla fine il veleno è tutto per noi. Un dolore indicibile, una spada nel cuore. Roba che a confronto l’anatema di Montecchi e Capuleti diventa la saga dei Simpson.
Evidentemente i napoletani hanno un feeling profondo con le corde shakespeariane. Anni fa a Verona sistemarono per bene Giulietta nel suo alveo spoetizzante, adesso anche il buon Romeo si prenderà dediche e liriche a tema.
L’ironia è l’altra faccia della malinconia. Meglio suggere il nettare della leggerezza per lenire l’amarezza. Dopo una settimana da Dio, abbiamo conosciuto l’Inferno in una volta sola, senza mai aver venduto l’anima al diavolo. Piuttosto il Dottor Faust è apparso con lo scudo crociato addosso ed il Napoli si è ritrovato in un limbo diabolico.
La Via Emilia per noi è diventato un girone dantesco, di lonze, lupe, fiere e selve oscure. All’andata il Napoli dominò al punto che avrebbe vinto anche a Subbuteo e tressette se non fosse apparso un rigore immaginifico come l’Araba Fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. E poi l’appendice alla Sfinge del sabato nero di Fuorigrotta. Grava ed il suo Avatar vengono resettati dall’hackeraggio di Crespo, il Walter furioso abbandona il ponte di comando sventolando camicia bianca. E così, l'Oro di Napoli si è trasformato nell'Ira di Napoli.
Incredibile ma vero. Il Parma quando gioca con noi indovina i tre numeri al lotto, come se avesse in tasca il bigliettino della fortuna del pappagallino magico. Cose da pazzi, alla “non ti pago”. E sarebbe giusto così perché quei numeri e quei punti erano per noi. Il sogno era il nostro. Sacrosanto e meritato.
Il Napoli della prima ora con il Parma meriterebbe l’Europa honoris causa. Ed ha ragione Mazzarri, per i miracoli ci stiamo attrezzando, ma intanto fermiamoci a riflettere su cosa ha fatto questa squadra nell’Era del “Soul Man”: solo 4 sconfitte su 26 partite. Una media punti che, se fosse estesa ad un intero campionato, ci porterebbe su un lunghissimo red carpet fino a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo.
Ma proprio in questo momento in cui la bizzarria del Destino ha ribaltato la realtà, è giusto e bello alzarsi in piedi ad applaudire questa squadra che ha anima e cuore. Che lotta, corre e ci commuove. E che anche quando perde, non perde mai veramente.
L’ora è giunta. Il campionato da oggi si conta sulle dita di una sola mano. Da ora in poi, uomini e campioni fanno rima con leoni. Mazzarri appenderà nello spogliatoio la foto di Ivan Drago e la strapperà ogni giorno. Andiamo ragazzi. Gli occhi della tigre. Vamos a ganar. E che Shakespeare ci illumini. Verso un nuovo "sogno di una notte di mezza estate"…
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