Napoli, il Profondo Nord e la quarta guerra d'Indipendenza
Anno III, numero 24
Direttore Responsabile: Guido Baldari
Editore SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli
Proprietario SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli

La Settimana Azzurra
di Bruno Marra
Ma neppure nel giorno della Liberazione! Libera nos a malo. Non funziona nessuna alchimia contro la maledizione dell’Isola. Roba che la Resistenza del 25 aprile è un muro di gomma. Gli rimbalziamo addosso al Cagliari. Questa vittoria non s’ha da fare. Manzoni ci avrebbe scritto la seconda discesa dei Lanzichenecchi. Ogni volta è una gita al sacco. Che non basterebbe il Monte di Pietà per restituirci come nuovi i punti pignorati dalla Cassa di Risparmio sarda.
Le proverbiali spigolature napoletane riescono a dare sempre una spiegazione a tutto. Scartabellando tra gli aforismi in voga soprattutto nella dialettica da stadio ce n’è uno famosissimo, adottato sin dalla notte dei tempi, che rivela al meglio l’arcano: "cacciano ‘a scienza sempre contro a noi".
Ecco, il Cagliari si è laureato sei anni fa nell’Aula Magna del San Paolo in Scienze della maledizione. E poi dicono che il calcio non è una scienza esatta. L’Accademia sarda ha introdotto una scienza esattissima, quasi ad orologeria, che si trasforma nella più bizzarra interpretazione della legge di Murphy. E lo scienziato da Premio Nobel, in questo caso, è Marchetti. Una figura mitologica, un novello Gorgone, custode degli Inferi, con la fascia tra capelli che sembrano mille serpenti. Ha tramutato in pietra chiunque gli sia passato attorno. Una calamita per il Cagliari, una calamità per il Napoli. Gli è sbattuto addosso pure il sole, con l’indulgenza plenaria di tutti i santissimi numi celesti.
Mazzarri ha suggerito la benedizione delle porte del San Paolo. C’è da rifletterci sul serio. Perché hai voglia a dire che gli incantesimi non esistono, hai voglia ad argomentare che i sortilegi sono frutto di ancestrali suggestioni popolari. Ma andateglielo a raccontare al Pocho che sul più bello si è bloccato e per poco non gli crollava addosso tutto il Sudafrica.
E’ vero che non c’è mai fine al peggio, ma è altresì vero che non c’è mai tempo per morire. Il Napoli, in tutto quest’ambaradan nefasto, alla fine si è preso un punto maiuscolo che lo imbuca per posta celere nel vagone merci delle spedizioni internazionali.
Intanto ce ne andiamo ad esplorare l’altra metà di Verona. Il “Ceo”, il vero miracolo italiano del pallone nostrano, che senza scissioni e separatismi s’è salvato tutto d’un pezzo, senza attendere l’ultimo rimpasto di classifica. Chievo-Napoli. La favola di quartiere contro il sogno di un’intera città.
Ricomincio da tre: Chievo, Atalanta e Sampdoria. Il Napoli deve conquistare tutto il Profondo Nord per varcare i confini internazionali ed aprire la finestra sull’Europa. Sembra la quarta guerra d’Indipendenza: prima il Veneto, poi la Padania e per ultimo il confine francese. E’ l’ora dell’interventismo azzurro. Si parte. Together as one. In alto i cuori. Che l’urlo di Napoli insorga. E chi non brinda con noi, peste lo colga!
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