Napoli, "Sursum corda": è il momento dei Cuori Azzurri

martedì 9 marzo 2010

Napoli, "Sursum corda": è il momento dei Cuori Azzurri

Anno III, numero 18
Direttore Responsabile: Guido Baldari
Editore SSC Napoli, Via De Gasperi n. 33, Napoli
Proprietario SSC Napoli, Via De Gasperi n. 33, Napoli

La Settimana Azzurra
di Bruno Marra

“Sursum corda” dicevano e pregavano i latini. Ma più che dirlo i latini lo diciamo soprattutto noi citazionismi contemporanei per esortare all’ottimismo. Ecco, la locuzione più o meno evocativa, si attaglia benissimo al Napoli e forse ancor meglio all’humus napoletano. “In alto i cuori”.

Su venti incontri dell’Era Mazzarri abbiamo perso solo due volte. Eppure sembrano una decina le sconfitte ad annusare l’umore e ad ascoltare la voce di dentro della città. Comprensibili sinusoidi umorali di una terra innamorata di azzurro. Dove è facilissimo passare dall’esortazione latina alla tragedia greca.

Nell’occasione val bene onorare la memoria di Ennio Flaiano, scrittore e filosofo del pensiero moderno, di cui si è celebrato il 5 marzo l’anniversario della nascita, con un suo celeberrimo aforisma che ha delineato la storia dell’italianità meglio di un bignami accademico: “la situazione è grave ma non è seria”.

Un gustosissimo paradosso che disegna alla perfezione il “climax” che si è creato a Napoli. Un ambiente ed un coacervo emotivo che in 4 mesi è passato dal quintultimo al quinto posto. E scusate se è poco.

Nel contesto, il disfattismo equivale alla demagogia. Entrambi son da evitare. Non va tutto bene e non va tutto male. Non c’è bisogno del Ministero della cultura popolare di “ventennale” memoria per evidenziare i meriti e rilanciare le ambizioni legittime di questo Napoli. Così come non si sente il bisogno di una full immersion nel manuale del perfetto masochista, per crogiolarsi nell’autoafflizione.

Il Napoli si è preso 34 punti in 20 incontri, una media che porterebbe dritto all’Europa. Ha perso appena due partite in quattro mesi e adesso è nel novero delle squadre ‘comuni mortali’ che hanno superato i 40 punti e che si giocano tutto in un colpo di slot dal quarto al settimo posto.

E questi sono solo i freddi numeri. Che diventano caldi e roventi se ci mettiamo le componenti umane ed emotive. Il Napoli si gioca tutte le partita dall’inizio alla fine, non conosce più tabù e deficienze psicologiche, lotta in casa ed in trasferta. Roba che fino ad ottobre - quattro mesi fa, non 40 anni fa - le perdevamo tutte o quasi fuori casa. E’ bello farci la bocca buona. Ma è imperdonabile dimenticare i sapori della spartanità.

La speranza di farcela sempre, il balsamo dell’immortalità, le rimonte strepitose, l’Anima grande così, l’entusiasmo dei sogni, la forza della volontà, la bellezza del calcio, il battito dell’emozione, la suggestione dell’impresa. Questo è quello che ci ha regalato il nuovo Napoli. Ed è questo, se dio vorrà, che potrà portarci a corredo dei più candidi desideri.

Sursum corda. Flaiano avrebbe detto: “la felicità è desiderare ciò che si ha”. In alto i cuori. Il Napoli siamo noi, da qui all’eternità…

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