Anno III, numero 8
Direttore Responsabile: Guido Baldari
Editore SSC Napoli, Via De Gasperi n. 33, Napoli
Proprietario SSC Napoli, Via De Gasperi n. 33, Napoli

La Settimana Azzurra
di Bruno Marra
Questa ci mancava. Al Napoli di Mazzarri mancava anche questa per completare l’itinerario delle sensazioni. Sinora avevamo gustato il fascino delle rimonte incredibili, l’esaltazione dell’impresa, il dolce gusto di rivincere fuori casa, la ruvidità della lotta, la personalità per uscire in apnea da cascate laviche, le pulsazioni struggenti del cuore oltre l’immaginifico ostacolo.
Bene, a Parma il cuore non ha pulsato in sinergia con un’altra parte anatomica, più prosaica ma di riprovata efficacia universale. E così ne abbiamo viste di tutti i colori, come se l’iride dovesse completarsi con le tinte della nemesi. Il Napoli segna, domina, ruggisce, travolge, alza al cielo l’urlo del Tanque sulla Via Emilia per 85 minuti. Ed addirittura faceva rabbia, sotto sotto, che la partita finisse solo 1-0. Perché tra gli spifferi del Parma ed il Ciclone Napoli c’era un abisso che manco il Gran Kenyon sarebbe esaustivo. Ed invece ecco il nuovo aroma, variegato sul tema e amarissimo nell’essenza. Un rigore che è una coltellata, un pareggio che è un graffito disadorno su un imponente monumento, un finale che sembra l’epilogo di un melodramma incompiuto. Chiuso il cerchio: le abbiamo provate tutte.
Paradossale a dirsi: la prima volta che il Napoli fa gol per primo e comanda sempre il gioco, senza inclinazioni umorali e sollecitazioni coronariche, porta via solo un grammo di gioia a fronte di una tonnellata di amarezza. La filosofia napoletana, che sovrasta ben altre beffe del destino, come oracolo salvifico, suggerirebbe, sull’altare dell’ironia, che quasi quasi converrebbe far segnare prima gli altri. Uno spicchio di umorismo giusto per condire con un sorriso le cupe emoticon delle ombre al tramonto sulla Via Emilia. Ma è ovvio che in realtà la verità è un’altra ed il Napoli saprà ben tesaurizzarla a freddo, dopo le fitte della delusione. Attingendo all’ebbrezza dell’invulnerabilità di due mesi ad altissima affidabilità.
Si è visto esattamente il Napoli che tutti ambivano ammirare. Ardimentoso, spavaldo, testa dritta e incedere prepotente. Certo, non si è chiuso il risultato, è mancato il famoso “cinismo”, e via libera a tutti i rif stereotipati della letteratura calciofila. Però è in questi momenti che bisogna essere bravi a non derubricare a mera demagogia la filastrocca del bel gioco a scapito dell'esizialità della logica del risultato. Son due elementi che viaggiano come vasi comunicanti. E l’eccezione di Parma fa solo regola di giornata.
L’imprevedibilità e, perché no, anche la bellezza del calcio, regaleranno sovente esiti diacronici rispetto all’andamento di un match. Ma farà bene il Napoli a tenersi stretta questa personalità, questo fiero cipiglio, questa sfrontatezza per abbattere qualsiasi muro. Perché in fondo all'anima, il pazzo pazzo pallone ha i suoi dogmi precisi scolpiti nelle pieghe dell’anima. E quello principale resta sempre che chi gioca bene, alla fine passa alla cassa a riscuotere gli interessi con un bastimento carico di punti.
"Il mio Napoli più bello". E’ il titolo cubitale che svetta sulla testa di Mazzarri, una analisi che fa onore al tecnico azzurro, capace di metabolizzare le violente escursioni emotive del Tardini, bypassare la delusione ancora rovente, per diffondere contestualmente ecumenica saggezza. Il Napoli non guarda il naso, ma la Luna.
La vita è fatta di appuntamenti mancati ma anche di certezze fideistiche. E dal Tardini, in dissolvenza sulla Via Emilia, spunta l’orizzonte più azzurro che ci sia…fonte:ssc napoli
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