Calcio, Napoli punito dall'arbitro Tagliavento e dal Genoa

lunedì 14 settembre 2009



Fonte: Il Mattino

Genova. Ha in pugno la partita, il Napoli, ma poi se la fa sfuggire trasformado un possibile successo in terribile batosta. Una sconfitta, quella rimediata nella notte genovese, che però si chiama inesperienza, immaturità, prima ancora che incapacità di tener testa a un avversario capace sì di nove punti in tre partite, ma che in definitiva non si mostra migliore degli azzurri. Sorpresa, in avvio. Anzi due sorprese. Perché lasciati a casa Datolo e Zuniga, Donadoni rinuncia a Lavezzi e anche a Gargano. Formazione inedita quella che s'oppone al Genoa. E ad essere sinceri fa storcere il muso. Crea perplessità la scelta dell'allenatore azzurro che fa accomodare il Pocho e l'uruguaiano accanto a lui e che libera sul prato Pazienza e Pià. Sembrano un'esagerazione quelle assenze importanti. E lo sono. Sono un regalo al Genoa. Certo, il Napoli interpreta con attenzione il copione che s'è dato. Un copione che racconta d'una squadra che si difende bene, che chiude gli spazi all'avversario, che amministra egregiamente la corsia di sinistra con Aronica fresco di ripescaggio su quel lato ma che in cambio di questo finisce col pesare poco o niente in prima linea. Rare, insomma, le occasioni per far gol sia dall'una che dall'altra parte. Le migliori capitano a Sculli (4') che di testa manda a lato e a Pià (17') che spara sul portiere un destro facile da gol. Il resto? Il resto è nervosismo. Sì, altro che partita tra squadre e tifo gemellati. Altro che serata di tranquillità. Il Napoli e il Genoa, infatti, se le danno e la cosa peggiore è che Tagliavento, l'arbitro, non trova mai la via dell'autorevolezza per geestire la partita. Agita cartellini gialli e scontenta tutti, Tagliavento. E chi sta in campo ne approfitta. Esagera, però, Mimmo Criscito, il quale dopo un fallo su Maggio lo manda clamorosamente a quel paese - diciamo così - e l'arbitro non può fare a meno di buttarlo fuori. E qui, ovviamente, cambia la partita. In dieci il Genoa finisce col soffrire ancor di più e infatti capitola su una bella combinazione Quagliarella-Hamsik (41') con lo slovacco che disegna uno scatto, un dribbling e un destro incrociato che fa fuori Amelia. Con un uomo e un gol in più sembra in discesa la gara degli azzurri. Ma il Napoli tradendo la lezione dell'allenatore ancora una volta non «legge» la partita. Cosicché, invece di restare «freddo», invece di ragionare e amministrare gioco e palla accetta il gioco duro, cerca e replica alla rissa (e Campagnaro rimedia il primo giallo), perde pure la lucidità. Figlio d'un errore clamoroso, infatti, il rigore che al 51' porta il Genoa al pari: palla in area, palla morta, ma Campagnaro invece di buttar via il pallone aspetta l'uscita di De Sanctis che non esce e Sculli è lesto ad inserirsi e a franare in area di rigore. Tagliavento vede una spinta che neppure c'è ma tanto basta per portare la palla sul dischetto e poi da dischetto in porta. Con Campagnaro che becca pure il secondo giallo e se ne va. Uno a uno e in dieci contro dieci. Così si ricomincia. Ma dura poco l'equilibrio. Dieci minuti e Mesto lasciato tutto solo inventa un destro a giro da lontano che sorprende tutti e anche De Sanctis. Partita e risultato ribaltati, insomma, con Donadoni che corre ai ripari mettendo finalmente in campo Gargano e ovviamente il Pocho. Però è tardi. Troppo tardi. E non è finita. Perché sbilanciato com'è a caccia del pareggio, il Napoli becca alla mezz'ora il contropiede del tre a uno. E a far gol stavolta è il vecchio Crespo. Poi arrivano anche l’espulsione di Aronica per fallo su Palacio in area e il conseguente rigore realizzato da Kharja. La morale della gara? Mai rinunciare a mettere subito in campo la migliore formazione che si può.

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