Napoli, il battesimo del Boglia nelle acque siciliane

martedì 26 maggio 2009

La Settimana Azzurra di Bruno Marra
Il derby dei Vulcani ha regalato effusive coreografie per una buona ora. Sulla tratta incrociata di Aliscafi veloci, Napoli e Catania non sono mai stati così vicini. Un bel gol per ciascuno e mare piacevolmente navigabile ad andatura da crociera. Poi però l’imprevedibilità dei marosi appalesatisi nelle correnti di risacca finale. Il “deb” Baracani vede un’onda anomala in area balenabile e concede a Mascara la gioia di irrorare le sue fresche ambizioni azzurro Nazionale.
Dal fondo del calice amaro viane fuori solo il retrogusto saporito del gol di Mariano Bogliacino, la sua prima perla in questo campionato, un sinistro slice che toglie gli acari dell’alta stagione dall’incrocio dei pali. Una parabola al bacio che premia l’ardore del Boglia.
Personaggio diverso, Mariano è il sudamericano timido. Che non incarna affatto l’ "indio" latino, nè negli atteggiamenti, nè nei tratti somatici. Uno che sembra la reincarnazione dello spirito di De Coubertaine, faccia da ‘orsetto del cuore’, un uomo mite e generoso che conferisce fiducia a pelle, dal quale acquisteresti una macchina usata senza tremare, l’ultimo arnese della domotica senza fiatare.
Difficile pensare che sia uruguagio. Terra di rivoluzioni, guerrieri da campo che il pallone lo prendono a morsi. Mariano no. Lui è regale nei modi e nell’aspetto. Elegante come un cerbiatto sui monti, un pesce varipopinto nell’acquario. Nelle domeniche che spendono gli ultimi bagliori di una stagione al desio, la copertina è per il Boglia. L’uruguagio gentile con la forza dell’uomo semplice.

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